Cucina vegetariana
Introduzione
I
vegetariani nel mondo
Le
motivazioni etiche del vegetarismo
Chi
troppo chi niente
Le
motivazioni ecologiste del vegetarismo
Le motivazioni economiche del vegetarismo «
E oggi,
cosa mangio?
Ricette
vegetariane/vegane
Le motivazioni economiche del vegetarismo
Il rendimento energetico dell'alimentazione
carnea è molto basso, poichè bisogna investire in media
7 calorie vegetali nella produzione di 1 caloria di carne. Da una ricerca
del 1980 curata dal Servizio di Ricerca di Beltsville del dipartimento
dell'agricoltura degli Stati Uniti risulta che 16 kg. di un miscuglio
di cereali e soia, utilizzabile direttamente nell'alimentazione umana
per l'elevato valore biologico delle sue proteine, permettono di ottenere:
1
kg di carne di bue,
2,6
kg di carne di maiale,
4
kg di carne di tacchino,
5,5
kg di uova,
32
kg di latte.
Un terreno adibito a pascolo fornisce in media 1 tonnellata di carne,
ma potrebbe invece fornirne 20 di legumi. Gli animali oggi competono
con l'uomo mangiando cibo direttamente utilizzabile da esso, privando
in tal modo di importanti risorse le popolazioni che non possono permettersi
gli allevamenti. Purtroppo è finita l'epoca in cui gli animali
si limitavano a trasformare in alimenti i foraggi cellulosici, contribuendo
all'efficienza della fattoria. Secondo lo "State of the world 1996"
del World Watch Istitute, se solo gli Stati Uniti diminuissero della
metà il loro consumo di carne, ogni anno si risparmierebbero
105.000.000 di tonnellate di cereali, quantità sufficiente a
nutrire i 2/3 dell'India.
Come evidenziato da Eugene P. Odum nel suo Basi di ecologia, ad ogni
passaggio della catena alimentare si perde direttamente o indirettamente
circa l'80% dell'energia disponibile come cibo. Si analizzi poi il bilancio
energetico delle colture. L'energia necessaria all'agricoltura comprende
sia il fabbisogno di carburante e di elettricità per l'alimentazione
delle varie macchine, per le attrezzature di riscaldamento e di essiccamento,
per i trasporti (energia diretta), sia l'energia incorporata nei fattori
di produzione acquistati, come fertilizzanti, fitofarmaci, macchine,
infrastrutture, capannoni e silos, alimenti per il bestiame (energia
indiretta). Considerando che alla fine il 20% dell'energia totale utilizzata
nel settore agricolo dai Paesi ricchi e' impiegata per la produzione
dei vegetali direttamente consumati dall'uomo ed il restante 80% è
destinato al nutrimento degli animali, si evidenzia il dispendio di
energia e il carico di imposte ed inquinamento causati dalla produzione
di carne su larga scala.
In un mondo in cui lo spettro della penuria delle fonti energetiche
non rinnovabili si fa sempre più minaccioso, si scopre che negli
USA, ad esempio, la coltura intensiva di 1 ettaro utilizza circa 900
litri di petrolio contro i 73 dell'India, dimostrando come l'agricoltura
americana meccanizzata risulti 32 volte maggiormente energivora di quella
indiana poco tecnologica. Per produrre 1 kg di carne di maiale (scarto
e ossa esclusi) ci vogliono 3,1 kg di cereali, 1,6 lt di benzina e 1625
lt di acqua. L'energia spontaneamente accumulata dalla terra e dalle
piante attraverso la fotosintesi clorofilliana, unico efficiente impiego
dell'energia solare a basso costo, non è più razionalmente
sfruttata.
Questo perchè l'agricoltura si è trasformata in un'attività
pseudoindustriale divenendo fonte di malattie, di degrado ambientale
e di disoccupazione per l'inutilità della manodopera nelle campagne
che faticano ad assicurare reddito ai piccoli produttori. In una prospettiva
vegetariana, le pratiche agricole permetterebbero l'autosufficienza
alimentare delle collettività, contribuendo notevolmente all'equilibrio
economico delle nazioni.
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