Gli esaltatori di sapidità lasciano l'amaro in bocca
Introduzione
Gli esaltatori di sapidità
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Vedi anche
Gli
alimenti per curarsi in cucina
Intolleranze
alimentari & Allergie
Ristorazione nell’ordinamento
scolastico italiano
Gli esaltatori di sapidità sono degli additivi
alimentari impiegati allo scopo di “migliorare” il sapore
di un cibo, solitamente preconfezionato. Questo dovrebbe mettere in
guardia il consumatore: infatti, se si sente la necessità di
modificare, spesso pesantemente, il gusto di un alimento, è probabile
che l'alimento in questione non sia di buona qualità,
altrimenti avrebbe anche un buon sapore. Basti pensare alla funzione
anticamente svolta dalle spezie:
dal momento che esistevano pochi metodi di conservazione, si impiegavano
questi “additivi naturali” dai forti odori e sapori per
mascherare la degenerazione del cibo.
Il caso del glutammato di sodio
Un esempio tipico e molto diffuso è quello del glutammato
di sodio, presente in moltissimi alimenti di uso quotidiano.
Il suo impiego deriva dall'usanza orientale di ricavare da alcune specie
di alghe una sorta di “brodo” con cui insaporire i cibi.
Questo brodo conteneva glutammato di sodio e nei primi anni del Novecento
si scoprì che proprio questo ingrediente era all'origine
del “buon sapore” dell'estratto d'alghe. E' contenuto
naturalmente anche in alcuni alimenti tradizionali italiani, nei quali
si forma per azione di alcuni microorganismi: un esempio tipico è
il Parmigiano Reggiano, nel quale la sua presenza è
discretamente alta.
Fu adottato come additivo in Occidente non tanto per introdurre un nuovo
gusto nell'alimentazione quotidiana, quanto per smaltire in
modo proficuo degli scarti di lavorazione della canna da zucchero
(contenenti alte percentuali di glutammato). Aggiungere sapore tramite
questa sostanza è molto più economico rispetto all'utilizzo
di estratti “naturali” animali o vegetali (provate a confrontare
il prezzo dell'estratto di carne Liebig con quello dei dadi da cucina,
contenenti glutammato) e quindi la pratica ha guadagnato rapidamente
una certa popolarità presso i produttori.
Fin dagli anni '60 svariate ricerche mediche hanno mostrato diversi
effetti negativi sulla salute associati all'acido glutammico
libero, contenuto nel glutammato di sodio. Tra le più
comuni si annoverano i sintomi della cosiddetta “sindrome da ristorante
cinese”, così chiamata perché colpisce spesso gli
appassionati di cucina orientale che mangiano in locali dove si insaporiscono
in questo modo i cibi (a volte la fonte principale di glutammato è
la salsa di soia). I disturbi comprendono cefalea,
vertigini, palpitazioni, sudorazione eccessiva, stordimento e visione
confusa, e colpiscono prevalentemente persone particolarmente sensibili.
Anche se non si hanno risultati certi in questo senso, sembra che questa
ipersensibilità sia piuttosto diffusa, tanto che alcuni Stati
(ad esempio l'Australia) proibiscono l'impiego di questo additivo (in
Italia è permesso ed è indicato con la sigla E621).
Esistono anche ricerche che mostrano risultati contrari;
purtroppo, però, molte di esse mostrano evidenti lacune metodologiche
e/o sono finanziate da produttori di glutammato o da
associazioni di categoria che li rappresentano.
E' particolarmente sconsigliabile somministrare prodotti contenenti
glutammato monosodico ai bambini: la relativa debolezza
della membrana cerebrale tipica dell'età infantile potrebbe infatti
lasciar penetrare nel cervello quantità eccessive di glutammato,
con il rischio di danni anche gravi.
Il caso del dado da cucina
Il dado da cucina è un tipico esempio di non-alimento: è
costituito per metà da
sale raffinato e per la restante metà da glutammato monosodico
ed estratto di carne ottenuto da scarti di macellazione,
ossia tagli non commercializzabili altrimenti a scopo alimentare.
E' probabilmente il campo d'impiego maggiore per il glutammato, anche
per la praticità di utilizzo che lo contraddistingue; come abbiamo
visto, però, non si tratta proprio di una soluzione sana e gustosa
alla scarsa sapidità dei cibi.
Le alternative
Esistono comunque in commercio prodotti simili ottenuti per semplice
liofilizzazione, che rappresentano certamente un'alternativa
migliore; altrimenti, è comunque possibile insaporire i cibi
con piccole quantità di sale e soprattutto con erbe
e spezie. Se si deve preparare del buon brodo,
molto meglio ricorrere ai grassi
animali veri e propri, che possono essere facilmente conservati
seguendo pochi e semplici accorgimenti, e in definitiva costano pochissimo
(li compriamo insieme alla carne ma di solito li scartiamo).
Consigli
Non è comunque il caso di allarmarsi eccessivamente: a meno che
non siate particolarmente intolleranti (e in questo caso dovreste manifestare
i sintomi di cui sopra) quantità modeste di glutammato non dovrebbero
essere un pericolo per la salute; è consigliabile comunque evitare
di assumerne grandi quantità, riducendo i consumi degli
alimenti in cui è spesso contenuto:
– dadi da brodo
– salse
– scatolame
– alcuni prodotti congelati
– salumi
– alcuni prodotti da forno
– piatti pronti
– alcuni snack
– alcuni iofilizzati
Per verificare la presenza o meno di acido glutammico libero
controllate sempre l'etichetta, tenendo presente
che anche le proteine idrolizzate lo contengono.
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