Organismi Geneticamente Modificati
Introduzione
Organismi Geneticamente Modificati
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Vedi anche
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scolastico italiano
Gli Organismi Geneticamente Modificati (OGM)
sono spesso oggetto di dibattito in questi ultimi anni e le opinioni
in merito sono spesso condizionate da preconcetti sia
favorevoli sia contrari. Purtroppo, l'informazione fornita dai mezzi
di comunicazione di massa spesso è insufficiente o contraddittoria,
e il pubblico non ha modo di formarsi un'opinione obiettiva. In quest'articolo
cercheremo di esplorare l'argomento in maniera neutrale, non per sostenere
una tesi ma semplicemente per informare i nostri lettori.
OGM: che cosa sono?
Si definisce OGM un essere vivente il cui DNA è stato sottoposto
ad alcune manipolazioni mirate da parte dell'uomo, solitamente tramite
l'inserimento di segmenti di DNA provenienti da un'altra specie. Queste
modifiche sono realizzate alla fine di ottenere caratteristiche
particolari o un miglioramento di alcune qualità possedute
dall'organismo.
Nel caso degli OGM che ci interessano più da vicino, ossia quelli
realizzati in ambito agricolo e/o zootecnico, si ricerca una migliore
produttività oppure la possibilità di ottenere
un prodotto più gradito ai consumatori.
Le alterazioni genetiche: una costante dell'evoluzione
La teoria di Darwin sull'evoluzione delle specie ci insegna che le mutazioni
genetiche hanno accompagnato la vita sulla Terra fin dai suoi albori.
In sintesi, possiamo dire che quando un organismo naturale si riproduce,
il DNA dei nuovi nati può manifestare delle mutazioni casuali
(oppure indotte da fattori esterni) oltre alle caratteristiche “ereditate”
dai genitori.
Nella maggior parte dei casi gli organismi “devianti” rappresentano
un'eccezione, ma a volte le mutazioni vengono trasmesse ereditariamente,
e in alcuni casi possono rappresentare un vantaggio per la sopravvivenza.
Se si verifica quest'ultima eventualità, è probabile che
nasca una nuova specie, differenziata dalla prima;
addirittura, è possibile che, date alcune alterazioni dell'ambiente
circostante (come ad esempio dei mutamenti climatici significativi)
la specie originaria assuma completamente le nuove caratteristiche,
dal momento che gli individui che le possiedono sono gli unici a sopravvivere
e a riprodursi.
La stessa specie umana è nata per differenziazioni
successive di scimmie antropomorfe: si tratta quindi
di un processo (definito selezione naturale) che non
è né positivo né negativo in maniera intrinseca.
Mutazioni naturali?
Quando l'uomo ha cominciato a coltivare vegetali invece
di limitarsi a raccoglierne i frutti spontanei, oppure ad allevare
animali in alternativa alla caccia, ha di fatto operato una
selezione artificiale. Lo scopo dell'agricoltura e
dell'allevamento è infatti quello di ottenere un approvvigionamento
alimentare relativamente sicuro e costante, e non tutte le specie sono
in grado di garantirlo: scegliendo solo le varietà più
favorevoli, l'uomo ha aumentato la loro popolazione, sottraendo
spazio vitale alle altre. Inoltre, anche all'interno di una
stessa specie, si tende a far riprodurre solo gli individui
che presentano le caratteristiche desiderate, condizionandone
così lo sviluppo genetico.
Il cane è una dimostrazione piuttosto lampante
di selezione artificiale: gli studi condotti finora dimostrano che il
Canis Lupus è il risultato dell'addomesticamento, ad opera dell'uomo,
del lupo. Le numerosissime razze canine presenti al
giorno d'oggi non sono altro che il risultato di una selezione
umana tesa ad ottenere animali adatti a diversi impieghi (caccia,
lavoro, compagnia, assistenza etc.).
Eppure, noi tutti siamo soliti considerare questi esseri viventi
“naturali”.
Ibridi
Può accadere in natura che avvenga una fecondazione tra due specie
distinte ma relativamente simili: il frutto di una simile unione è
un ibrido. L'uomo ha spesso favorito o creato le circostanze
adatte alla formazione di ibridi:alcuni esempi particolarmente significativi
includono le arance e i mandarini per quanto concerne
i vegetali oppure il mulo e il bardotto
nel regno animale.
Questi esseri viventi posseggono un DNA “misto”, nel senso
che è formato dai geni di due specie diverse.
Mutazioni indotte
Il progredire delle ricerche sul DNA ha permesso di capire che determinate
sostanze chimiche e soprattutto la radioattività
sono in grado di indurre delle modificazioni casuali nel DNA degli esseri
viventi. Dagli anni '20 in poi, svariate ricerche sperimentali hanno
portato allo sviluppo di specie vegetali ritenute migliori, ottenute
mediante irraggiamento radiottativo (raggi X, beta
o gamma) o bombardamento a base di neutroni lenti (lo
stesso metodo su cui si basano alcune armi nucleari a basso potenziale)
dei semi di diverse piante, tra il grano duro Cappelli, dal quale è
stata ottenuta la nuova varietà Creso, tutt'oggi la più
diffusa in Italia e impiegata per la produzione di farine e soprattutto
pasta.
Sono circa 2200 le specie vegetali mutate radioattivamente
e successivamente introdotte in commercio in Italia.
Di fatto, per diversi decenni abbiamo mangiato degli OGM o dei loro
derivati, certamente poco sicuri dal momento che è impossibile,
con questo metodo, individuare con precisione tutte le alterazioni del
DNA.
Per fortuna, questo sembra non aver avuto gravi ripercussioni sulla
salute dei consumatori, e questa è la dimostrazione che un organismo
geneticamente modificato non è necessariamente nocivo.
La selezione naturale... dell'uomo
Alcuni anni fa, negli Stati Uniti venne realizzata una coltivazione
biologica di patate destinate ad alcune mense scolastiche.
Nonostante non fossero stati impiegati pesticidi, fungicidi o fitofarmaci,
le patate risultarono tossiche per i bambini. Il motivo?
Presentavano un alto contenuto di solanina, una tossina naturale normalmente
presente in alcuni ortaggi in quantità ridotta. La produzione
di questa sostanza era stata stimolata dall'aggressione di alcuni parassiti,
che nelle coltivazioni tradizionali vengono combattuti con prodotti
chimici di sintesi, ed evidentemente l'abitudine alle piante “addomesticate”
ha fatto dimenticare a qualcuno che la selezione naturale può
essere il risultato delle interazioni fra diversi esseri viventi, uomo
compreso.
Bisogna quindi tenere presente che “naturale”
non è necessariamente sinonimo di “più sicuro”.
La bioingegneria
L'ingegneria genetica moderna si avvale di strumenti sofisticati per
ottenere scopi ben precisi: gli “innesti” di DNA sono mirati
ad ottenere un risultato predeterminato e in condizioni controllate.
Le ricerche in questo senso sono però spesso finanziate
da grandi aziende o multinazionali operanti nel comparto agroalimentare,
i cui interessi non necessariamente coincidono con quelli dei consumatori.
Inoltre, le verifiche di sicurezza richieste ai produttori di OGM non
sono, a detta di molti ricercatori, sufficienti a garantire la non-pericolosità
dei nuovi OGM.
OGM: Luci ed ombre
Alla luce di quanto esposto, diventano irrilevanti i dubbi di
natura etica: di fatto, l'uomo ha sempre manipolato il DNA
degli esseri viventi, anche se in maniere più primitive. Se non
si ritengono moralmente inaccettabili pratiche come l'ibridazione o
la selezione della razza non si capisce perché dovrebbero esserlo
le operazioni di ingegneria genetica.
Le preoccupazioni sulla sicurezza invece sono più
che fondate: così come per molti anni i consumatori sono
stati esposti a dosi nocive di pesticidi o altri prodotti nocivi
per la salute impiegati in agricoltura, in assenza di un monitoraggio
adeguato è possibile che accada la stessa cosa con gli
OGM, nel caso caratteristiche vantaggiose dal punto di vista
commerciale facessero passare in secondo piano eventuali rischi di natura
sanitaria.
Ad esempio, una nota multinazionale ha realizzato una soia OGM particolarmente
resistente a un diserbante, consentendo agli agricoltori
distruggere in maniera veloce ed economica le piante infestanti senza
danneggiare il raccolto. Purtroppo il suddetto diserbante si è
rivelato estremamente tossico per
l'uomo, quindi è probabile che questo vegetale sia pericoloso
non tanto in quanto OGM ma quale ricettacolo di residui nocivi.
Alcuni ricercatori temono le reazioni allergiche a
proteine sintetizzate dagli OGM a causa del materiale genetico “estraneo”
presente nel loro DNA, che potrebbe essere benissimo ricavato da organismi
non commestibili o comunque non abitualmente consumati, per i quali
è impossibile stabilire se esistono potenzialità di scatenare
allergie in un vasto numero di persone.
La resistenza agli antibiotici indotta in cereali OGM
dell'impiego di alcuni geni in qualità di marcatori
(ossia indicatori del successo del “trapianto” di geni)
potrebbe portare a un trasferimento di questa qualità
in alcuni batteri, rendendo così inefficaci molti farmaci,
il cui sviluppo è sempre più difficile.
Il successo degli OGM potrebbe portare anche a una riduzione
della biodiversità peraltro già alquanto compromessa:
come succede ormai da decenni, si coltivano (e si allevano) pochissime
specie, che offrono migliori garanzie da un punto di vista economico,
abbandonando le altre. Questo determina non solo una perdita dal punto
di vista gastronomico, ma anche un rischio per la disponibilità
alimentare: infatti, nel caso di grandi epidemie che colpiscano
solo gli individui con una determinata predisposizione genetica, o solo
alcune specie e non altre, la biodiversità garantirebbe la salvezza
di almeno alcune specie, mentre una sua assenza potrebbe portare a pericolose
riduzioni delle scorte alimentari.
Come è stato evidenziato finora, gli OGM non rappresentano
un pericolo in quanto tali, ma potrebbero diventarlo se venissero
gestiti nella maniera sbagliata, eventualità che può essere
scongiurata solo da controlli rigorosi
e attenti alla salute dei cittadini.
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