Alimentazione e longevità
Introduzione
Alimentazione e longevità
«
Vedi anche
Gli
alimenti per curarsi in cucina
Intolleranze
alimentari & Allergie
Ristorazione nell’ordinamento
scolastico italiano
Una ricerca medica del 1986 sembrava mettere in relazione
la quantità di energia assunta tramite l'alimentazione
con la durata della vita di un individuo. In particolare,
sembrava che una sensibile riduzione dell'apporto calorico giornaliero
fosse in grado di migliorare in maniera significa la speranza di vita.
Questa ipotesi era avvalorata dalla scoperta dei radicali
liberi, che agiscono tramite processi ossidativi,
tra i quali si trova anche la produzione di energia sotto forma di calorie
innescata dall'apporto alimentare.
Recenti studi hanno però in parte smentito questa teoria: è
vero che il metabolismo influisce sulla durata della vita, ma non attraverso
una banale relazione quantitativa. Il fattore importante dovrebbe essere
l'efficienza nello smaltimento dei tessuti adiposi:
l'aumento di volume di questo tipo di tessuti sembra essere correlato
a un'aspettativa di vita ridotta.
Esperimenti effettuati sugli animali suggeriscono che una ridotta produzione
di insulina, un ormone che stimola l'accumulo di grassi,
consente ai soggetti di “bruciare” lo stesso quantitativo
di calorie senza accumulare riserve di grasso.
Si tratta naturalmente di risultati ancora provvisori, la ricerca in
questo ambito è tuttora in corso e non è escluso che possano
emergere ulteriori novità in proposito. In ogni caso, le conclusioni
raggiunte sinora forniscono un ulteriore motivo per evitare
gli eccessi di grassi nell'alimentazione quotidiana, accorgimento
che in ogni caso permette di evitare e combattere numerose patologie
(soprattutto quelle definite “malattie del benessere”).
Un'altra “strategia” importante da questo punto di vista
è la distribuzione dei pasti nell'arco della giornata:
i pasti particolarmente abbondanti mettono a dura prova il nostro apparato
digerente e il metabolismo in generale, sottoponendoli a uno stress
tale da aumentare il rischio di future patologie. Meglio quindi consumare
più pasti nell'arco della giornata, passando dagli abituali 3
(colazione, pranzo e cena) a 5, distanziati di 2 – 3 ore l'uno
dall'altro.
inizio
pagina