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Psicologia a tavola

Introduzione

Psicologia a tavola «

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Risulta ormai accertato che il momento del pasto scolastico ha una forte valenza educativa e sociale. Il bambino si trova a pranzare, quindi a condividere con i propri compagni, nonché amici, il pasto quotidiano.

In questa situazione spesso vengono superate alcune barriere inerenti quelli che sono i gusti personali, o meglio ancora, le preferenze alimentari. Come mai spesso bambini che a casa non assaggiano un determinato cibo, a scuola lo mangiano senza problemi?

Sicuramente non perché quello cucinato a scuola sia più buono! Qui entrano in gioco una serie di meccanismi psicologici nel bambino che rendono tutto diverso da quello che mangia a casa. Non siamo più nell’ambito del gusto derivato dal palato, quindi soggettivo per ogni bambino, qui siamo nel campo delle relazioni umane. A casa il bambino potrebbe non mangiare per una richiesta di maggiore attenzione da parte di un genitore o di entrambi, potrebbe non mangiare per un eccesso di disponibilità nella cucina casalinga, e quindi un abusare della disponibilità della mamma, ecc.

I casi sono veramente tanti e questa non è la sede più indicata per affrontarli. A scuola la situazione cambia totalmente, il bambino spesso mangia anche ciò che non rientra nei suoi gusti personali per non differenziarsi dai compagni, per uno spirito di emulazione di gruppo. In questo caso la stessa pasta ha un sapore diverso, perché comunque non deve attirare l’attenzione di nessuno.Ed è proprio per questo motivo che a scuola, più che in ogni altro posto, possiamo applicare l’educazione ad un alimentazione corretta.

Qui possiamo porre le basi di quelli che sono gli alimenti più idonei per una giusta e sana crescita: innanzitutto perché ci troviamo di fronte bambini nel pieno momento della crescita ed inoltre perché questi ultimi si trovano in un ambiente neutro che li aiuta a dirigersi nel senso giusto. Abbiamo detto che il momento del pasto scolastico ha anche una valenza sociale, infatti per il bambino questo diventa il momento dell’intervallo, del rilassamento, dove poter rilasciare la tensione accumulata durante le ore di lezione. Qui diventa se stesso e ne approfitta per comunicare, relazionare e confrontarsi con i compagni, che magari in classe potevano essere per lui anche un po’ antagonisti, nel momento del pranzo tutti siamo sullo stesso livello, non ci sono alunni più o meno bravi e tutti siamo più rilassati!

Armando Pasolini

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