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Strada del Fungo Porcino di Borgotaro
Il territorio dell'alta Val Taro inciso dai fiumi Taro
e Baganza ospita la Strada del Fungo Porcino di Borgotaro, un itinerario
enogastronomico che interessa sei comuni: Albareto, Bedonia, Berceto,
Borgotaro, Compiano e Tornolo e le valli ai confini con Toscana e Liguria.
La sua natura è ricca di bellezze aspre che caratterizzano l'ambiente
montano dove spiccano le vette appenniniche che incorniciano e contrastano
le ampie vallate. La memoria storica si mostra in ogni cittadina: palazzi,
castelli, piazze, vie di pellegrinaggio che ancora oggi rappresentano
vestigia e testimonianze di un illustre passato.
La Strada del Fungo Porcino di Borgotaro si snoda così tra storia
e cultura e affonda le sue radici nelle antiche tradizioni rurali e
contadine, un sapere arricchito anche dallo scambio costante con le
terre ligure e toscana. Scambio che si rivela in molteplici aspetti
e del quale anche la cucina porta tracce evidenti nella presenza di
piatti che nascono dalla mescolanza di usanze e prodotti come
la farinata di grano o le panelle impastate con la farina di
castagne e cotte nelle testarelle.
Una buona cucina fatta di tanti piatti tradizionali e produzioni tipiche
da scoprire lungo il percorso: dal Parmigiano Reggiano ai funghi
freschi, secchi o sott'olio, dalle torte d'erba, di
zucchine, di patate, di riso, ai pani di montagna di farina di castagne
(con cui si fa tutto: dalle tagliatelle alle frittelle, dalla polenta
ai dolci) così come le frittate, ad esempio quella di funghi
prugnoli o i sughi e i ripieni tradizionali, il maiale
lavorato, le trote (fario, salmonata), i dolci (castagnaccio,
ciambella, torte di mele o di noci, gli amor, la spongata ecc.) le marmellate,
gli sciroppi e i liquori.
I prodotti tipici
Il paniere dei prodotti tipici della Strada è costituito da un
ricco assortimento di piatti e specialità che si possono gustare
ed acquistare direttamente sul territorio. Le produzioni tipiche come
i pani di montagna, le torte salate, la patata (quarantina genovese),
il miele, le castagne, i frutti del bosco (mirtilli,
lamponi, fragole ecc.) le mele o le pere biologicamente coltivate,
la carne (rigorosamente controllata dal Consorzio Biocarne Valtaro)
si abbinano a prodotti di assoluto rilievo come il Fungo Porcino
di Borgotaro Igp, il Parmigiano Reggiano Dop.
Se il porcino è il fungo per eccellenza della zona anche altre
gustosissime qualità dell'ampia gamma dei boleti, dei prataioli,
degli ovoli, dei prugnoli sono ugualmente apprezzate. Non ci sarebbe
cucina dell'alta Val Taro però senza il Parmigiano Reggiano.
Questo formaggio a pasta dura, semigrasso, cotto ma non pastorizzato,
a lenta stagionatura e con elevato contenuto proteico, porta con sé
il lustro di una nobiltà secolare.
Le grandi forme, prodotte in piccoli caseifici con l'antica tecnica
artigianale e con la sapienza e l'amore dei casari, maturano dentro
i famosi magazzini per circa due anni. Lo si può
acquistare direttamente nei caseifici della Strada, dove ogni mattina
il latte si trasforma in uno degli ambasciatori più conosciuti
nel mondo della tradizione alimentare italiana.
Itinerario
L'itinerario enogastronomico prende le mosse da Berceto,
uno dei più antichi borghi montani, ultima importante tappa lungo
la Via Francigena prima del valico appenninico. A Berceto, col suo centro
storico caratterizzato da strade lastricate, portali decorati, case
in pietra, si può visitare il Duomo romanico risalente
al XII secolo dedicato a San Moderanno.
La favorevole posizione di Berceto, a ridosso del crinale appenninico,
pone il paese come punto di partenza privilegiato per escursioni in
alta quota e nel vicino Parco regionale dei Cento Laghi.
Da Berceto la Strada del Fungo inizia il suo tragitto percorrendo la
provinciale 523.
La Strada si inoltra poi fra i boschi e le valli dell'Appennino
Parmense, fra scorci suggestivi e panorami mozzafiato, paradiso
per gli escursionisti e, soprattutto, per i cercatori di funghi. Questo
è infatti il regno del Fungo Porcino di Borgotaro Igp. Le atmosfere
antiche si mantengono nella frazione di Roccaprebalza,
antico borgo coi ruderi di un castello, e - a sinistra della statale,
in una valletta appartata - a Corchia, piccolo borgo medioevale ancora
integro di grande suggestione, alimentato dalle storie dei minatori
che qui vivevano estraendo ferro e rame dalla montagna.
Si scende ora verso la valle del Taro, si piega a sud-ovest e si costeggia
il torrente fino a raggiungere Borgo Val di Taro, capoluogo
della valle e capitale del fungo porcino. “Il borgo”, come
lo chiamano i suoi abitanti, era situato su un ramo secondario della
Via Francigena e la sua posizione di crocevia strategico lo rese oggetto
di continue contese storiche.
All’interno dell’antica cinta muraria si trovano la chiesa
del patrono S. Antonino, il prestigioso palazzo Tadiani e la
prospettiva di Via Nazionale, delimitata da palazzi sei-settecenteschi
colmi di affreschi e di stucchi. Fra questi, anche palazzo Boveri,
con la facciata piena di stemmi e cartigli nobiliari, realizzati nel
1714 quando Elisabetta Farnese passò di qui per andare in sposa
a Filippo V di Spagna.
Non distanti dal capoluogo, l’Oasi WWF dei Ghirardi
a Porcigatone e la “Via del castagno” in
località Pontolo. Da visitare, certamente, ma non prima di aver
assaggiato le specialità gastronomiche borghigiane a
base di funghi o di altri prodotti del bosco.
Proseguendo lungo la provinciale 523 s’imbocca, a sinistra, una
strada panoramica che risale la valle del torrente Gotra e conduce ad
Albareto, centro climatico tra faggete e castagneti.
Un posto per escursionisti e cercatori di funghi. I primi, dirigendosi
verso Montegroppo, possono scoprire una valle incontaminata ricca di
sorgenti, oratori e maestà con viste mozzafiato nelle giornate
terse.
I secondi, muniti del necessario tesserino e con un po’ di fortuna
e abilità, possono trovare, in questa zona particolarmente vocata,
porcini e altri gustosi funghi. Tutti possono gustare
la cucina locale, risultato di un felice incontro fra le tradizioni
parmensi, liguri e toscane e non è un caso che il passo
dei Tre Confini sia nelle vicinanze.
Da Albareto, dirigendosi verso nord-ovest, ci si ricollega alla provinciale
e si entra nel comune di Tornolo, attraverso la frazione
di Tarsogno, sede del "Museo dell'Emigrante", nota per le
numerose strutture alberghiere presenti. Dominano questa zona gli oltre
1400 metri del monte Zuccone, meta di passeggiate fra
boschi ricchi di funghi, castagne e piccoli frutti.
Le praterie del passo di Cento Croci sono vicine e
un’escursione fin lassù permette di godersi il panorama
di tutta la Val Taro. Vale poi la pena fare una puntata nella lontana
frazione di Santa Maria del Taro, tra il monte Penna
e il passo del Bocco, con il suo ponte medievale, la parrocchiale e
un inusuale monumento che ricorda l’epoca ottocentesca in cui
inglesi e belgi sfruttavano le miniere della zona. Qui il clima e i
colori delle case fanno capire che il mar Ligure è davvero vicino.
Prima di andarsene merita un’escursione la non distante foresta
demaniale del monte Penna, di grande interesse ambientale.
Seguendo il fiume Taro nella sua discesa verso la pianura si raggiunge
poi Bedonia, un grosso borgo che rappresenta il cuore
religioso, ma anche scientifico, di questa zona, collocato in un territorio
che ospita le cime più alte e suggestive della Val Taro.
Il connubio tra religione e scienza si realizza nel monumento di maggior
pregio del paese: il Seminario Vescovile annesso al
santuario della Madonna di San Marco. Qui sono ospitati: "l'Opera
Omnia" dello xilografo R. Musa, la "Quadreria", il "Museo
di Storia Naturale" e sala archeologica, il Planetario e l'Antica
Biblioteca.
Buona ricettività e strutture sportive si mescolano ai colori
chiari e luminosi delle case, fatto insolito per l’Appennino,
dovuto all’influenza ligure. Bedonia è patria di venditori,
suonatori ambulanti e saltimbanchi che, nel XIX secolo, girovagavano
l’Europa. Anche qui la gastronomia offre piatti a base
di funghi e frutti di bosco, trote di torrente e cacciagione.
Dolce tipico è una torta di farina di castagne ricoperta
di ricotta.
Puntando di nuovo verso il Taro si completa l’itinerario raggiungendo
Compiano, sentinella militare della valle, con il possente
castello posto sulla cima di un colle e il grazioso
borgo circostante ancora cinto di mura come un tempo. Salendo per gli
stretti vicoli lastricati del paese, si possono ammirare case-torri
e palazzi nobiliari con antichi stemmi sui portali.
Sulla piazzetta, il pregevole interno della chiesa di S. Giovanni Battista
e, più in alto, la chiesa di S. Rocco, trasformata nel "Museo
degli Orsanti" (gli ammaestratori di orsi) che
testimonia le attività di saltimbanchi intraprese dagli emigranti
di queste terre. All’interno del castello, due pregiati musei:
la Collezione "Raimondi" eredità dell'ultima proprietaria
del maniero e l'unico Museo massonico d'Italia "Orizzonti
Massonici".
Il percorso finisce qui. I sapori e i profumi intensi dei funghi porcini
rimangono nella memoria, ma non sono da meno le emozioni date da questa
Strada, un autentico tuffo nel Medioevo profondo.
Per informazioni: www.stradadelfungo.it
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