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Langhe e Roero: terre di grandi vini
Parlare di Langhe e Roero e grandi vini è davvero
un tutt'uno. Qui, le terre calcaree ed argillose
abbinate all'astuzia dell'uomo nell'utilizzare i più vocati versanti,
hanno creato un'economia vinicola
tra le più fiorenti, in grado di presentarsi come tappa obbligata
per gli amanti del buon bere. La
coltura della vite ha disegnato il paesaggio delle colline, con l'ordinato
succedersi dei filari e la
colorazione dei pampini che muta cromaticamente la copertura dei versanti
a seconda della
stagione.
Nebbiolo
Dall'uva Nebbiolo (il cui nome deriva probabilmente dal tardivo
periodo di vendemmia, quando appunto le nebbie si impadroniscono
già, all'alba e all'imbrunire, di queste terre) si ricavano assoluti
nettari degli Dei. Il Re dei vini, come spesso viene definito per ricordare
le sue nobili origini, il Barolo, viene prodotto in
undici Comuni delle Langhe. Il suo colore granata intenso, il suo complesso
bouquet, che mescolano il dolce sapore del frutto dal quale origina
ai decisi sentori di spezie e tannini cedutigli dai legni nei quali
è invecchiato, ne hanno fatto un vino conosciuto e ricercato
in ogni parte del mondo.
Non da meno, sempre ricavato da uve nebbiolo e con un gusto secco ma
più delicato, è il Barbaresco, prodotto
in una piccola zona costituita dai territori di quattro Comuni delle
Langhe. A completare le tre grandi “B” dell'enologia di
Langhe e Roero è il Barbera, vino da tavola
per eccellenza dell'intero Piemonte, che in quest'area ha trovato terreno
fertile per una varietà, il “Barbera d'Alba”, che
è considerato dagli esperti vino emergente per la sua versatile
capacità di adattarsi anche a lunghi invecchiamenti.
Ritornando alle uve Nebbiolo, esse sono la base per produrre anche
altri grandi vini, abbinando questa varietà di uva ad
altre colture locali, realizzati secondo la capacità e la fantasia
dei grandi produttori e imbottigliati come “Langhe”, “Roero”
o semplicemente “Nebbiolo”, a seconda del versante collinare
di produzione.
Moscato
Un'altra importante varietà di uva prende origine da queste terre
e si trasforma in vini presenti sulle
tavole di tutto il mondo, il bianco Moscato. Dal mosto di questi frutti
è possibile ricavare ottimi vini da dessert che,
a seconda del procedimento, potranno essere mossi (divenendo così
Asti Spumante) o meno (il cosiddetto Moscato “a tappo raso”).
Inoltre, sempre nel settore del Moscato, si affermano
produzioni più impegnative, dalle rese inferiori, ma in grado
di dare sensazioni olfattive e gustative uniche, con i metodi della
“vendemmia tardiva” e della vinificazione dell'uva passa
(i passiti di Moscato).
Altri prodotti enologici
Un particolare vino da dessert è il Birbet,
varietà locale del Brachetto del vicino Monferrato.
Il vino più diffusamente consumato dagli abitanti di Langhe e
Roero è però il Dolcetto che, a dispetto del nome, dolce
non è ma si presenta in bocca come un vino giovane e fruttato
(ottimi quelli di Diano d'Alba, di Dogliani e “d'Alba”).
Ancora da conoscere sono la Freisa o il Pelaverga,
che ha in Verduno la sua terra di elezione, mentre già affermati
sono i grandi vini bianchi del Roero, i profumati Arneis
e Favorita.
Dalle vinacce, opportunamente distillate, si producono eccellenti acquaviti,
le grappe, che si differenziano decisamente nei sapori
a seconda della qualità di uva utilizzata, mentre è tradizionale
il consumo del Barolo chinato, infuso
ottenuto dal celeberrimo vino delle Langhe con l'aggiunta di erbe di
fermentazione, sostanza che nacque inizialmente con scopi terapeutici
mentre è oggi servito come eccellente digestivo da fine pasto.
Vino e territorio
Attorno al vino è nata un'intera filiera economica che ha avuto
l'intelligenza di abbinare alle fasi di produzione e vendita, quelle
dell'intelligente promozione di territorio e, in ultimo, lo sviluppo
di un vasto movimento di turismo enoico. In Langhe
e Roero sono presenti appositi spazi dove poter degustare al bicchiere
le varietà di territorio grazie alla felice collaborazione tra
produttori ed enti
locali.
Le enoteche regionali (in Langhe e Roero ne sono presenti ben cinque)
si trovano a Grinzane Cavour (nel castello che fu lungamente
abitato da Camillo Benso, primo ministro e stratega dell'unificazione
nazionale italiana), a Barolo, a Barbaresco, a Canale
ed a Mango. Queste istituzioni uniscono il piacere della degustazione
dei nettari di queste terre, anche guidate da sapienti sommelier, con
l'opportunità di visitare gli esclusivi castelli e palazzi gentilizi
che le ospitano o, ancora, concedersi una piacevole sosta nei ristoranti
che spesso completano l'offerta gastronomica al loro interno.
Altre istituzioni che nascono dal connubio tra operatori del territorio
sono le botteghe del vino (a Neive, Dogliani, Diano
d'Alba, Castiglione Tinella, Novello, Serralunga d'Alba, Castiglione
Falletto, La Morra e Verduno) che danno la possibilità di assaggi
e acquisti dei grandi vini di Langhe e Roero.
A fianco di queste istituzioni, sono molte le cantine che non disdegnano
di accompagnare il visitatore all'interno delle proprietà per
far visitare le colline di produzione e assaggiare i tesori custoditi
all'interno delle botti. Inoltre, è possibile sorseggiare i grandi
vini del territorio nei wine bar che stanno sorgendo
soprattutto nei maggiori centri urbani.
Tra qualche tempo nascerà a Pollenzo, in posizione baricentrica
rispetto a Langhe e Roero, la prima banca del vino,
nuova Fort Knox dell'enologia, dove le annate migliori degli splendidi
vini locali e non solo, potranno trovare un luogo ideale dove affinare,
con la possibilità di cambiare padrone senza percorrere molta
strada.
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