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Aceto balsamico tradizionale
L'aceto balsamico tradizionale è un prodotto
tipico delle province di Modena e Reggio Emilia dalla storia millenaria,
ottenuto attraverso un lungo processo di affinamento e solitamente riservato
a una ristretta cerchia di intenditori dal palato fine. Il grande pubblico
sovente lo confonde con l'aceto balsamico di Modena,
più comune e facilmente reperibile anche presso la grande distribuzione
a prezzi notevolmente più contenuti, ma dal profilo qualitativo
decisamente inferiore (contiene infatti aceto di vino, mosto concentrato
e anche caramello, utilizzato come colorante).
L'appellativo “tradizionale” è decisamente
appropriato visto che le prime testimonianze relative al sapum (un alimento
piuttosto simile) risalgono addirittura all'epoca romana.
In particolare, Virgilio cita nelle Georgiche l'usanza di cuocere il
mosto e Apicio documenta in maniera piuttosto particolareggiata l'utilizzo
del risultato di tale cottura in cucina. Questo aceto pregiato veniva
considerato bene di lusso già nel Medioevo:
è del 1046 d.c. la testimonianza che racconta come un Marchese
ne regalò una bottiglietta all'Imperatore Enrico III; la “confezione”
di questo dono era un carro interamente realizzato in argento, a dimostrazione
del grandissimo valore attribuito al “condimento estense”
o “aceto del Duca” (il dono vero e proprio), come veniva
chiamato all'epoca. I primi documenti che attestano lo sviluppo
dell'aceto balsamico vero e proprio vennero scritti presso
la corte estense nel periodo del trasferimento della corte stessa da
Ferrara a Modena (avvenuto nel 1598).
Il termine “balsamico”, invece, risale
al 700, periodo nel quale gli venivano attribuite (erroneamente) proprietà
taumaturgiche tali da indurre ad utilizzarlo come rimedio per le piaghe
provocate dalla peste, come testimoniato dal trattato Del governo della
peste e delle maniere di guardarsene di Ludovico Antonio Muratori.
Attualmente ne esistono due varietà: Aceto Balsamico
Tradizionale di Modena e Aceto Balsamico Tradizionale
di Reggio Emilia, che si differenziano per alcune differenze
delle qualità organolettiche e per un sapore leggermente più
acido della seconda tipologia.
Il processo produttivo, regolato da due severi disciplinari ministeriali,
comprende un affinamento della durata di almeno 12 anni per
le varietà meno pregiate che può arrivare fino a oltre
50 anni per le Riserve. Si inizia con la vendemmia,
effettuata in ritardo rispetto a quella destinata alla produzione di
vino in modo che l'uva sia più matura e carica di zuccheri; quest'ultima
viene pigiata prima che inizi la fermentazione alcolica (dalle 8 alle
24 ore dopo la raccolta). L'aceto balsamico tradizionale non è
quindi un derivato del vino, come l'aceto comune, ma è il risultato
della lavorazione del mosto, che viene dapprima cotto
ad una temperatura di circa 80 gradi centigradi per un tempo molto lungo
(anche fino a 40 ore) a discrezione del mastro acetaio
che stabilisce sulla base della propria esperienza il momento più
opportuno per interrompere il processo. A questo punto il mosto, ridotto
di almeno la metà, viene fatto raffreddare e decantare in damigiane
di vetro o in silos d'acciaio per alcuni mesi, dopo i quali viene travasato
in speciali botti di legno all'interno delle quali avviene l'affinamento
vero e proprio, che richiede almeno 3 botti diverse: infatti, dopo un
tempo prefissato, il liquido viene trasferito dalla prima botte in una
più piccola; il processo si ripete varie volte a seconda dei
criteri operativi del produttore e del grado di invecchiamento desiderato.
Le botti sono solitamente costruite con legni diversi a seconda della
fase di affinamento alla quale sono destinate; dato che ogni anno una
botte perde circa il 15-20% del suo contenuto è necessario compensare
questa perdita tramite una procedura detta rincalzo,
che consiste nel prelevare liquido dalla botte immediatamente precedente
e travasarlo in quella successiva (la prima botte viene riempita con
il mosto cotto nell'anno corrente).
Alla fine dell'invecchiamento, da 70 litri di mosto
si ottengono soltanto 3 litri circa di aceto balsamico,
distribuiti in bottiglie da 100 ml; l'autorizzazione all'imbottigliamento
viene però concessa solo dopo molti severi esami eseguiti sia
da incaricati ministeriali sia dai rispettivi Consorzi di produzione,
gli unici soggettti autorizzati ad eseguire l'imbottigliamento stesso.
L'aceto balsamico tradizionale è di conseguenza un prodotto
molto costoso, da usare con parsimonia per realizzare piatti
particolari oppure per aggiungere una nota originale al gusto di alcuni
importanti formaggi (primo fra tutti il parmigiano reggiano) ma anche
del gelato o della frutta. Reperirlo in commercio non è facile,
e i prezzi lievitano ulteriormente mano a mano che ci si allontana dalle
zone di origine; fortunatamente, però, molti produttori dispongono
di un servizio di vendita diretta pubblico che consente di ovviare in
parte a questi problemi.
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