Conoscere l'Olio
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Come scegliere un ottimo "extra"
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Olio
extra-vergine di oliva l'amico del nostro corpo
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L'Olio
extravergine d'oliva e la salute
Come scegliere un ottimo "extra"
Quando si parla di un alimento, a volte si è costretti
a specificare bene cosa significa buono e cosa significa di qualità.
Questo perchè si tende a identificare con la parola " buono"
il significato di "qualità". Buono significa, nella
maggior parte dei casi che piace, che è di proprio gusto, ma
non sempre indica la qualità del prodotto.
Ogni individuo ha una propria scala di valori, ciò che per qualcuno
può essere buono, per qualcun altro può non esserlo. Esempio:
se si compra un Lambrusco secco DOP, bottiglia numerata, di indubbia
provenienza e quindi di alta qualità, potrebbe anche risultare
non gradevole al palato di quel tal commensale, e quindi non buono,
ma ciò non implica assolutamente che quel vino non sia di qualità.
Per calzare l'esempio a ciò che più ci preme, ecco la
classica frase che si sente quando messi a confronto più campioni
di olio viene chiesto di esprimere un'opinione in proposito:
"questo olio è buono, a differenza di quest'altro che è
acido perchè pizzica in gola e oltretutto è anche amaro".
La medesima affermazione si sente quando, per ottemperare agli obblighi
della nostra cucina tradizionale, ci si reca presso un contadino per
effetuare direttamente dal produttore l'acquisto dell'olio.
Il tipico giudizio in presenza di un olio " pizzicante".
Certamente è molto difficile sfatare questa opinione comune.
Questo perchè,vuoi per volontà degli Industriali che propendono
piu' per l'abbattimento dei prezzi che alla qualità dell'olio,
e vuoi per i metodi tradizionali di raccolta e stoccaggio delle olive,
si tende ancora ad avere sui mercati dell'olio ancora in dipendenza
del gusto e non della qualità.
E' chiaro comunque che con degli oli simili vengono a mancare tutte
le indubbie qualità medicamentose e salutistiche preventive di
un olio extravergine ottenuto secondo metodi canonici ed indubbi.
Pertanto ci si accontenta solamente di dare soddisfazione al proprio
palato senza rispettare la nostra salute.
In realtà quel pizzicore e quell'amaro, sono sinonimo di qualità
dell'olio.
Il motivo di tale affermazione è da ricercare in due fatti: il
nostro corpo si deteriora ed invecchia per l'ossidazione delle cellule,
l'olio di oliva di qualità è un antiossidante naturale.
Nei campioni di olio cosiddetto " buono" riscontriamo un alto
numero di perossidi sinonimo di presenza di agenti ossidanti, anche
se esso è nella forchetta del minimo e del massimo prevista per
l'extravergine.
Quest'olio può essere sofisticato in tutti i modi possibili per
renderlo più gradevole, tranne che con l'aggiunta di conservanti
perchè impossibile chimicamente e perchè soprattutto l'olio
contiene già degli antiossidanti chiamati polifenoli, suoi naturali
ed insostituibili conservanti.
Ed è alla presenza di questi polifenoli, antiossidanti naturali
dell'olio e salvavita per noi umani, che dobbiamo quel "pizzicore"
in gola che proviamo quando consumiamo dell'ottimo extravergine. Più
è fresco e meno è alterato, più i polifenoli saranno
esaltati.
La riprova di ciò è nella semplice operazione di assaggio
di qualsiasi olio presso un frantoio, appena sgorga dal separatore:
anche l'olio ottenuto da olive di mediocre qualità, appena centrifugato,
possiede una certa carica di polifenoli e quindi, senza alcun dubbio,
proveremo quel "pizzicore" più o meno amaro.
Pertanto ci si chiede, ma se appena molite le olive si ottiene un olio
che comunque pizzica, allora questa sensazione che poi scompare nel
tempo se l'olio non è di pregiata fattura è sintomo di
acidità o di qualità?
E se è sintomo di acidità, come mai l'olio fresco, appena
ottenuto, è acido e poi non lo è piu'?
Si ringrazia il Sig. Massimo de Marco - Assaggiatore olio d'oliva
- Molise per aver redatto questo articolo.
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