Conoscere la Pasta
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Fresca, secca, all'uovo o ripiena, la regina incontrastata
della gastronomia italiana e' la pasta. Fra i tipi di pasta la parte
del leone la fa certamente la pasta secca, che in percentuale ai consumi
ne copre una quota pari all'80%. La pasta secca e' fabbricata con semola
di grano duro e acqua. Fondamentale e' l'acquisto e l'utilizzo di un
prodotto di buona qualità che mantenga bene la cottura e che
dia una buona resa. Essendo le paste di semola molto differenti, con
colorazioni più o meno pronunciate, assorbimenti dell'acqua e
tempi di cottura diversi, bisogna porre molta attenzione all'acquisto,
per poter ottenere un buon risultato e' preferibile rivolgersi verso
quei prodotti che diano le migliori garanzie di qualità. La parola
"pasta" deriva probabilmente da un termine greco che significa
"farina mista a liquido"ed è un impresa assai poco
immaginabile attribuire a qualcuno la paternità di avere per
primo mescolato grano polverizzato ad acqua così da ottenerne
un impasto per uso alimentare. È più realistico pensare
che i popoli antichi abbiano scoperto ciascuno a modo suo come utilizzare
questo cereale, spinti da esigenze ed abitudini diverse. Un dato certo
è che la diffusione degli spaghetti in Italia non fu merito di
Marco Polo, di ritorno dalla Cina, fatto che ne avrebbe accreditato
la paternità ai Cinesi. La pasta secca era già conosciuta
in terra italica con certezza molti anni prima del rientro di Marco
Polo. Un documento notarile del 1279 descrivendo l'inventario di un'eredità
cita "una cestella piena di maccheroni". Doveva trattarsi
certamente di pasta "secca". Col termine maccherone, trovato
già in uno scritto del Basso Medio Evo, si denominava in quel
tempo ogni tipo di pasta, lunga e corta e "maccarones" in
Sicilia definiva le paste ripiene che oggi chiamiamo ravioli. È
possibile che la pasta seccata sia di origine araba. Danno credito a
questa ipotesi i nomi arabi itryia e fad attribuiti ai fili di pasta
di forma cilindrica e ai "fidelini". In terre come la Sicilia
e la Spagna, che hanno subito la dominazione araba, l'uso dei due termini
continua, trasformati in "trii", "fideli" ed in
"tria" e "fidear". Impastare la farina di grano
con l'acqua ed essicarla forse fu la soluzione ideale per conservare
a lungo questo alimento, altrimenti deperibile durante i lunghi viaggi
delle carovane nel deserto. E dalle carovane alle navi, risolto il problema
della conservazione, la pasta così trattata si diffuse per i
porti del Mediterraneo. Viaggiando a ritroso nel tempo arriviamo in
epoca romana, durante la quale la pasta fresca era conosciuta ed apprezzata.
Il termine antico lagano, di uso romano è ancora usato nel sud
d'Italia per descrivere la "pasta a nastro", laganella o leganaca;
altrove conosciuta come lasagna e tagliatella. Ne parla Orazio nelle
Satire. 300 anni a. C., Aristofane, sommo commediografo greco, in una
descrizione di taglio gastronomico accenna ad una pasta di frumento
che ricorda l'attuale raviolo. Un altro passo indietro ci porta tra
gli Etruschi del IV secolo a. C. A Cerveteri, sulle colonnette che sostengono
gli spioventi del tetto della "Tomba dei rilievi", sono raffigurati
i vari utensili da cucina necessari per la preparazione delle lasagne.
(Informazioni tratte da: N. Romano: Le ore della pasta - Ed.Achantus
- 1987)
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