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specifico nell'assaggio dell'Olio
L'Olio
extravergine d'oliva e la salute
Panel test
L'analisi sensoriale applicata alle caratteristiche degli
oli di oliva si può dire che arriva da ultima. Infatti gli studi
sulla percezione sensoriale vengono fatti da molti anni, soprattutto
per prodotti alimentari che interessano il mercato anglosassone. Tali
studi hanno evidenziato che gli organi sensoriali umani si comportano
come dei veri e propri strumenti di misura cioè sono state trovate
delle leggi matematiche che legano le risposte, ad un determinato stimolo,
all'intensità dello stimolo stesso; non solo, ma si è
trovato che gli organi sensoriali sono costituiti da cellule specializzate
nel riconoscere i singoli tipi di molecole con cui vengono a contatto.
Sono state fatte quindi delle prove per vedere se questi organi sensoriali,
come gli strumenti analitici, sono dotati di quella che è una
caratteristica fondamentale per uno strumento analitico, ossia la ripetibilità
e riproducibilità delle misure.
Quando si da una misura con uno strumento, questa deve ripetersi per
quante volte si faccia la misura e deve essere riproducibile per qualsiasi
operatore che la faccia. Tutto ciò deve essere verificabile sia
per il riconoscimento dei tipo delle sostanze da controllare sia per
quanto riguarda la determinazione della loro concentrazione. Si è
accertato così che per un determinato aroma anche gli organi
sensoriali umani rispondono molto bene come strumenti per il riconoscimento
dei tipo di percezione. Per esempio tutti gli individui riconoscono
l'odore di rosa, ed è quindi evidente che in tutti si trovano
le cellule specializzate per l'individuazione di tale tipo di aroma.
Per quanto riguarda invece l'intensità di percezione, sono state
fatte delle prove per determinare le cosiddette soglie di percezione,
cioè i livelli di intensità che possono essere percepiti
da vari individui. A questo punto ci sono state delle sorprese, in quanto
si è accertato che tali soglie di percezione sono diverse da
individuo a individuo; ci sono, ad esempio, alcune persone molto sensibili
alla sensazione amara, altre meno, e così via.
Quindi a questo punto si era presentato il problema, in quanto una persona
poteva dare una valutazione, in merito all'intensità di percezione
di un certo stimolo, differente da quella di un'altra persona; e siccome
l'intensità di percezione condiziona la gradevolezza o il disgusto
rispetto ad una stessa sostanza-stimolo, questo fatto costituiva un
impedimento all'utilizzo di una sola persona nelle valutazioni delle
caratteristiche organolettiche degli alimenti. Il concetto di gradevolezza
o no riferito all'intensità di percezione è facilmente
verificabile. Infatti, ad esempio, tutte le persone che entrano in una
pasticceria percepiscono un odore tipico, appunto di pasticceria dovuto
all'aromatizzante vanillina generalmente gradevole, perché questa
sostanza si trova presente, in tali occasioni, a concentrazioni molto
basse; ma se le stesse persone odorassero l'aromatizzante quando è
concentrato proverebbero tutte una sensazione di disgusto. E’
chiaro allora che la valutazione di gradevolezza e di disgusto dipende
dall'intensità con cui si percepisce una sensazione e quindi
dalla soglia personale di percezione, che, come si è detto, è
differente da individuo ad individuo.
Tuttavia, la statistica sulle soglie personali di percezione ha permesso
di accertare che gruppi di 10 persone scelte a caso in una popolazione
presentano una soglia media di gruppo che é ripetitiva cioè
analoga a quella di un altro gruppo di altre 10 persone delle stessa
popolazione. Ossia gruppi di 10 individui presentano una soglia media
di gruppo che può essere ritenuta rappresentativa a della soglia
dell'intera popolazione e pertanto tale gruppo può essere utilizzato
come uno strumento di misura che dia risultati validi per tutta la popolazione.
Quando un tale gruppo viene utilizzato come Panel di assaggio (Panel
è un termine inglese che significa gruppo e persone che si riuniscono
per esprimere un giudizio) per valutare le caratteristiche organolettiche
di un olio di oliva, alle persone che lo compongono viene richiesto
di apprezzare la presenza e l'intensità di percezione delle sensazioni
tipiche dell'olio, che possono essere gradevoli e/o sgradevoli. Quelle
gradevoli, prendono origine da sostanze che sono già naturalmente
presenti nel frutto sano e fresco perché si trovano inserite
nella membrana che circonda le goccioline di olio all'interno delle
cellule della polpa.
Quando le olive vengono lavorate, durante le fasi che macinazione e
soprattutto di gramolazione tutte le sostanze naturali del frutto si
ripartiscono tra olio e acqua di vegetazione in funzione del loro coefficiente
di ripartizione, che è molto influenzato della temperatura. Pertanto
un uso accorto e contenuto della temperatura nell'estrazione comporta
una composizione armonica delle sostanze naturali nell'olio, in particolare
di quelle responsabili delle caratteristiche organolettiche e, per conseguenza,
anche di una maggiore gradevolezza dei prodotto. Tra le caratteristiche
organolettiche si incontrano anche sensazioni sgradevoli, che restano
tali anche quando sono appena percettibili, solitamente causate da sostanze
che non sono presenti nel frutto sano e fresco ma che si formano per
degradazione delle olive a seguito di processi fermentativi o inquinanti
ambientali. Ebbene l'accertamento di questi due tipi di sensazioni,
quelle gradevoli e quelle sgradevoli, costituisce l'obbiettivo del saggio
organolettico. Come in tutte le cose umane quando una persona esprime
un giudizio non fa altro che bilanciare modelli positivi e negativi
che ha già in memoria così le persone che partecipano
al gruppo di assaggio sono istruite ed alienate a memorizzare modelli
positivi e negativi di olio.
Dei modelli positivi vengono memorizzate le sensazioni piacevoli che
discendono dalle sostanze naturali del frutto sano e fresco e che costituiscono
complessivamente la caratteristica fondamentale dell'olio d'oliva “il
fruttato''; mentre dei modelli negativi vengono memorizzate le sensazioni
sgradevoli, dette appunto difetti organolettici, che discendono dalle
sostanze dei processi di degradazione del frutto. Ogni assaggiatore
dei gruppo, in modo isolato ed autonomo, procede all'assaggio seguendo
l'indirizzo di una scheda in cui sono riportati i due modelli: il modello
positivo con la percezione della presenza e dell'intensità del
''fruttato'' con tutte le sfumature di amaro, piccante ed erbacco che
lo rendono più o meno armonico, ed il modello negativo con i
difetti organolettici più comuni. L'assaggiatore quindi in base
al bilancio di questi due modelli, ed in particolare all'intensità
con cui percepisce i difetti organolettici, esprime il proprio giudizio
con una valutazione numerica, già preordinata nella scheda, che
va da 1 a 9. Il coordinatore del gruppo (capo panel), fa la media delle
valutazioni dei vari assaggiatori, e se questa è inferiore all'errore
del metodo, dichiara affidabile il saggio e, pertanto, la valutazione
media del gruppo costituisce una valutazione oggettiva delle caratteristiche
organolettiche dell'olio. Utilizzando questa tesi, sono stati individuati
gli intervalli di valutazione numerica corrispondenti alle varie categorie
di oli vergini previste dalla normativa comunitaria. Pertanto nella
classificazione degli oli d'oliva tali intervalli numerici vanno a sostituire
le definizioni di “assolutamente irreprensibile" e simili
che hanno generato tanti equivoci di interpretazione dell'attuazione
della pratica commerciale.
Si ringrazia il Sig. Massimo de Marco - Assaggiatore olio d'oliva
- Molise per aver redatto questo articolo.
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