Conoscere i Formaggi
Le tipologie di latte
Ricette
a base di formaggio
Il latte, si trasforma - Il formaggio
nasce da una naturale trasformazione del latte: un processo di inacidimento,
innescato da enzimi naturali o chimici, separa una parte liquida, il
siero, da una addensata, il caglio. Quest'ultimo viene lavorato e posto
a riposare per la maturazione, che può essere:
brevissima,
di circa 15 giorni;
breve,
al massimo 6 mesi (propria dei formaggi semistagionati)
lunga,
superiore ai 6 mesi (tipica dei formaggi stagionati).
La lattifera per eccellenza: la vacca. - Il latte di
mucca è da secoli il più utilizzato in Europa non solo
per la fabbricazione del formaggio, ma anche come semplice bevanda,
o come materia prima per derivati quali la panna, il burro, la ricotta
e lo yogurt. Rispetto al latte degli altri animali ha l'indubbio vantaggio
di essere disponibile in quantità maggiori e relativamente costanti
lungo l'intero arco dell'anno. La vacca tuttavia, animale di grossa
taglia con esigenze particolari in fatto di quantità e qualità
dell'erba o dei foraggi con cui si alimenta, può essere allevata
in genere soltanto laddove le condizioni ambientali permettano l'esistenza
di pascoli abbondanti. Pertanto l'allevamento delle vacche da latte
è più sviluppato nel Nord Italia, con conseguenze anche
sulla produzione dei formaggi vaccini.
La prima per anzianità: la pecora. - La pecora
è, a differenza della vacca, un animale la cui produzione lattiera
tende ad avere un andamento stagionale, diminuendo o addirittura venendo
meno nel periodo estivo. Il latte di pecora ha un sapore molto caratteristico
e intenso, viene utilizzato soltanto per la produzione casearia. A causa
delle sue minori necessità alimentari è più diffusa,
per antichissima tradizione, nel centro-sud dell'Italia e nelle isole
(in particolare in Sardegna), regioni povere di pascoli adatti alle
mandrie vaccine. Proprio per questo motivo, e per la possibilità
di utilizzarla anche per la produzione della lana, è stata certamente
uno dei primi animali allevati dall'uomo.
Perseguitata ingiustamente: la capra. - Le capre sono
attualmente presenti in Italia in quantità relativamente limitate,
anche in conseguenza di precise scelte di politica agricola: nella prima
metà del Novecento furono infatti condotte con successo delle
campagne per scoraggiarne l'allevamento, allora ritenuto dannoso per
il patrimonio agricolo e forestale, tanto che soltanto negli ultimi
anni il loro numero ha ripreso ad aumentare. In realtà si tratta
di un animale che può pascolare in terreni inadatti a qualsiasi
altro tipo di sfruttamento, e che quindi, se gestito con raziocinio,
non sottrae preziose risorse all'agricoltore, come ben sapevano gli
allevatori del passato. Il latte di capra, assente nel periodo invernale,
si consuma anche come bevanda, ma tende a essere impiegato soprattutto
per la produzione di formaggi.
La regina delle paludi: la bufala. - La bufala (pur
ricordando vagamente per aspetto e dimensioni una vacca non si tratta
di un bovino, ma di una specie a sé stante) è un animale
che ama l'acqua e permette di sfruttare come pascolo i terreni acquitrinosi,
dai quali difficilmente una vacca, una capra o una pecora saprebbero
trarre partito. Un tempo comune nelle aree paludose del centro e del
sud Italia, in particolare nella Maremma e nell'Agro Pontino, dove la
sua presenza è documentata a partire dall'Alto Medioevo, è
oggi allevata, anche in seguito alle bonifiche che hanno intaccato i
suoi ambienti naturali, in un numero abbastanza ridotto di esemplari,
peraltro in fase di ripresa.
Il latte misto. - Non è raro il caso di formaggi
costituiti da miscele di latti provenienti da animali diversi. In molte
produzioni dell'arco alpino l'usanza di mescolare un po' di latte di
capra o di pecora a quello vaccino nasceva da motivi pratici: gli alpigiani
erano infatti soliti aggregare alle vacche un piccolo gregge di capre
o di pecore che permettevano di sfruttare l'erba dei terreni più
impervi, dove i bovini non potevano inerpicarsi. Poiché il latte
vaccino prima di procedere alla caseificazione veniva a volte scremato
per produrre il burro, se ne reintegravano i grassi perduti mediante
l'aggiunta di un po' di latte ovino e caprino, che contengono circa
il 6% di lipidi in più. Ci si avvide poi che con questo sistema
si ottengono formaggi più saporiti.
Le razze. - In Italia esistono diverse razze di animali
da latte selezionate da tempo immemorabile e quindi perfettamente adattate
al loro habitat, come ad esempio la razza bovina Bruna Alpina, originaria
delle Alpi occidentali, oppure la Podolica, allevata allo stato semibrado
in diverse aree del sud. Limitandosi alle sole vacche l'elenco potrebbe
essere tuttavia molto lungo, dalla Piemontese alla Valdostana alla Pezzata
Rossa Friulana, dalla Rendena del Trentino alla Grigia Alpina dell'Alto
Adige, fino alla Modicana dell'estremità meridionale della Sicilia.
Per la loro maggiore produttività da decenni hanno tuttavia preso
piede in tutta la penisola, a scapito di quelle locali, razze di origine
straniera, prima fra tutte la vacca Frisona, il cui latte è però
in genere meno adatto alla caseificazione rispetto a quello delle varietà
autoctone, specie per quanto riguarda i formaggi pregiati. Attualmente
circa l'80% dei bovini da latte allevati in Italia appartengono alla
razza Frisona o a quella Bruna Alpina. Va sottolineato tuttavia che
nemmeno nel caso dei formaggi a denominazione di origine i disciplinari
vigenti specificano, se non a livello facoltativo, la razza di animali
dai quali deve provenire il latte di base.
Vedi anche
Il
formaggio: scopriamo altre curiosità
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