Conoscere l'Olio
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Altri olii vegetali
Gli olii vegetali diversi da quello di oliva sono solitamente
ottenuti da semi di svariati tipi di piante.
Le loro caratteristiche (e quindi anche i loro impieghi ideali) variano
notevolmente a seconda del vegetale di origine, delle condizioni climatiche
e del terreno in cui sono stati coltivati e delle peculiarità
genetiche delle piante stesse, che sono spesso OGM.
Da un punto di vista nutrizionale, si tratta di alimenti formati in
massima parte da grassi mono e polinsaturi, alcuni
dei quali contengono acidi grassi essenziali preziosi
per il nostro organismo, non presenti nell'olio d'oliva né nei
condimenti a base di grassi animali.
Come riconoscere un buon olio
Per prima cosa bisogna accertarsi che l'olio in questione sia stato
prodotto esclusivamente mediante estrazione meccanica.
Come nel caso dell'olio di oliva, infatti, anche gli altri olii vegetali
possono essere ottenuti sia per spremitura a freddo
(processo qualitativamente migliore) sia per raffinazione chimica.
Questo secondo metodo è il più economico e anche il più
largamente impiegato, ma purtroppo, oltre a rendere l'olio quasi insapore,
distrugge gran parte delle sostanze nutritive utili che altrimenti
potrebbero essere parte integrante dell'olio, come ad esempio vitamine
e, minerali, lecitina, fitosteroli, e acidi grassi essenziali.
In pratica, i semi vengono trattati con apposite sostanze chimiche (solitamente
derivati del petrolio) oppure con vapore ad alta temperatura,
o ancora con una combinazione delle due tecniche. Questa procedura serve
ad eliminare in modo veloce, conveniente e pratico le parti indesiderate
dei semi o della polpa, lasciando soltanto la parte oleosa. Purtroppo,
le alterazioni chimiche e fisiche a cui è sottoposta la materia
prima eliminano anche alcuni dei nutrienti migliori in essa contenuti.
Per quanto riguarda l'attitudine alla frittura,
molti di questi olii raffinati si rivelano completamente inadeguati:
spesso sono instabili al calore, quindi tendono a bruciare
e generare molto fumo; inoltre, possono generare sostanze estremamente
pericolose (come ad esempio l'acrilammide) se portati
ad alte temperature.
Non di rado si trovano in commercio olii raffinati ottenuti
da piante OGM che compensano in parte questo difetto: è
il caso ad esempio dell'olio di semi di girasole, che in condizioni
normali non sarebbe adeguato per questo metodo di cottura.
Si ha inoltre spesso la formazione di
grassi idrogenati, che se da un lato assicurano la migliore conservazione
del prodotto (nonché la possibilità di maggiore riutilizzo
per numerose fritture) dall'altro sono molto dannosi per la salute umana.
L'etichetta di un buon olio vegetale deve quindi contenere una
chiara indicazione che attesti la sua produzione con soli mezzi meccanici.
Reperibilità
La consuetudine culinaria italiana fa sì che gli olii
vegetali spremuti a freddo siano pressochè sconosciuti nel nostro
Paese (fatta eccezione ovviamente per l'olio di oliva).
Normalmente questi prodotti si possono trovare nei reparti dei supermercati
dedicati ad alimenti salutistici (come ad esempio quelli
per i celiaci o senza zucchero), in alcune erboristerie
o negozi di prodotti biologici. Il loro prezzo è sostanzialmente
equivalente a quello di un buon olio d'oliva extravergine.
Quale usare per friggere
Oltre al summenzionato olio di semi di girasole, il più adatto
alla frittura tra gli olii di semi è senz'altro quello ricavato
dalle arachidi, il più simile per composizione
all'olio di oliva, ricco di grassi monoinsaturi (stabili
al calore) e povero di grassi polinsaturi (instabili
e tendenti a formare sostanze nocive e fumo).
Quali evitare
Gli olii tropicali (olio di palma, di palmisti e di
cocco) sono molto ricchi di grassi saturi, caratteristica
che li accomuna agli alimenti di origine animale. Questo tipo di grassi
tendono ad esercitare effetti negativi sui livelli di colesterolo
nel sangue ed è quindi meglio non abusarne.
Nonostante non siano abitualmente commercializzati per uso alimentare,
sono invece impiegati abitualmente per la frittura dai ristoratori,
che ne apprezzano l'elevato ciclo vitale (ossia la possibilità
di “riciclarli” a lungo, a volte anche per una settimana)
ed entrano spesso a far parte di alimenti confezionati. In quest'ultimo
caso purtroppo non è obbligatorio indicare l'esatta natura dell'olio
utilizzato, quindi il consumatore si trova davanti all'ambigua dicitura
“olii vegetali”.
Olii da condimento a crudo
Molti olii vegetali presentano un profilo nutrizionale molto interessante
che però rimane tale solo se non sono sottoposti a cottura. Sono
molto delicati e temono luce e calore: bisogna quindi conservarli in
frigorifero e all'interno di contenitori opachi.
L'olio di semi di girasole, ricco di acido
linoleico e vitamina E, è uno dei più comuni,
insieme al'olio di semi di mais, dalla composizione
molto simile, che tuttavia è meno deperibile.
Un caso a parte è rappresentato dall'olio di semi di
lino, ricchissimo di acidi grassi Omega 3,
in particolare acido linolenico. Una piccola quantità (soltanto
6 grammi) soddisfa il fabbisogno giornaliero di un adulto di questi
fondamentali nutrienti.
Purtroppo è difficile reperire in commercio un olio di lino qualitativamente
interessante, ossia prodotto con il metodo Baglioni,
l'unico che presenta le caratteristiche positive sopra menzionate, oltre
a un sapore caratteristico con sentori di noce.
L'olio di semi di soia è completo dato che contiene
tutti e due gli acidi essenziali, linoleico (50% circa) e linolenico
(8% circa). Ne bastano 20 grammi per soddisfare il fabbisogno
giornaliero di entrambi.
Da evitare l'olio di semi di colza, dato che presenta
una notevole quantità di acido erucico, una
sostanza dannosa per l'organismo. Anche se il suo contenuto può
essere per legge solo il 5% del totale si tratta pur sempre di un componente
nocivo.
Tipico della cucina orientale, l'olio di semi di sesamo
ha un buon contenuto di acido oleico e linoleico, ed
emana aromi molto caratteristici. Consigliato a chi ama i sapori della
cucina
cinese.
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