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Solfiti: obbligatoria l'indicazione in etichetta
Dal 25 Novembre 2005 diverrà obbligatoria in tutta
l'Unione Europe l'indicazione in etichetta della presenza di
derivati dell'anidride solforosa (solfiti) nelle bottiglie di vino,
quando la loro quantità superi i 10mg per litro.
Una norma simile è già in vigore negli Stati Uniti, dal
momento che, pur trattandosi di sostanze organiche prodotte anche da
processi naturali e che si trovano in diversi tipi di verdure,
possono scatenare
reazioni allergiche, specialmente in grandi quantità. Il
problema è particolarmente acuto per chi soffre di asma
bronchiale, dal momento che dal 5 al 10% degli asmatici adulti
e circa il 21% dei bambini soffrono di ipersensibilità ai solfiti.
Inoltre, diversi studi indicano che alte dosi di solfiti possono provocare
danni alla mucosa intestinale e riduzione dei livelli di vitamina
B1.
I derivati dello zolfo, oltre a svilupparsi spontaneamente durante la
fermentazione, vengono aggiunti in qualità di conservanti:
permettono infatti di “stabilizzare” il vino, evitando che
si trasformi, totalmente o parzialmente, in aceto, garantendole la longevità
e la possibilità di essere trasportati anche per lunghe distanze.
Questo trattamento ha origini antichissime, e le doti conservanti
dello zolfo sono note fin dall'epoca romana; si tratta quindi
di una tecnica collaudata e solitamente innocua purché vengano
rispettate le norme d'impiego. La degradazione più importante
a cui è soggetto il vino durante la fermentazione è dovuta
a fenomeni ossidativi, ossia al contatto con l'aria:
è importante quindi che questo sia ridotto al minimo e che non
si tenti di compensare una conservazione scadente con l'aggiunta eccessiva
di additivi.
Purtroppo, la legge non impone di indicare la quantità
esatta di solfiti presenti, accorgimento che avrebbe premiato
le aziende che ne impiegano una quantità inferiore.
Sarebbe auspicabile anche un'indicazione in etichetta chiara per tutti
gli altri prodotti abitualmente trattati con solfiti, come
frutta secca, conserve alimentari (sottaceti ad esempio) e uva da tavola,
che consenta di sapere esattamente cosa si sta mangiando.
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