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Viaggio nei gusti del Vallo di Diano
Ipotizziamo di parlare ad un turista desideroso di godere,
oltre che delle bellezze ambientali e culturali presenti nel Vallo di
Diano, dalla Certosa di San Lorenzo alle Grotte dell’Angelo, anche
dei gusti più tipici dell’entroterra meridionale.
Diversi sono i ristoranti o gli agriturismo in cui è possibile
assaggiare i piatti tradizionali, preparati con ingredienti
del tutto genuini.
Tra gli antipasti ottimi sono i salumi locali come
la salsiccia, le soppressate, i prosciutti
e i capicolli ma gli antipasti sono
anche a base di verdure. Gli sciuscilluni
ad esempio, sono peperoni dolci lasciati seccare per
qualche mese e poi tuffati nell’olio bollente oppure la ciambotta
a base di melanzane e altre verdure.
Alcuni ristoratori propongono inoltre i ruospi, pasta
lievitata e fritta con acciughe.
Non può mancare il caciocavallo detto “dell’emigrante”,
frutto dell’ingegno dei Valligiani, che emigravano nelle Americhe.
Questi per nascondere alla dogana la soppressata, la
nascondevano all’interno di un caciocavallo.
E da allora la tradizione ha voluto che il caciocavallo tipico, fosse
ripieno di salumi.
Regina a tavola è la pasta fatta in casa in
mille modi diversi: fusilli, cavatelli,
vermicelli, ravioli conditi col sugo.
Il giorno dell’Ascensione vengono preparati i tagliolini
con latte, noce moscata e cannella, per ricordare l’Ascensione
del Signore in una nuvola candida;
I parmarieddi, orecchiette di grande
formato fatte con i polpastrelli delle dita e condite con ragù,
sono preparati invece per la domenica delle Palme.
Tra i primi piatti inoltre, ricordiamo i vermicelli aglio e
olio con mollica di pane e pezzi di acciughe, gli spaghetti
ccu la middica conditi sempre con mollica di pane a cui si
aggiungono uva passa, pinoli, acciughe e olio; le minestre:
lagane e fagioli o in alternativa ceci o lenticchie insaporite con la
porva, peperone dolce o piccante in polvere.
Tra i secondi e contorni si consiglia:
il suffritt’ e patan’
(soffritto con patate e frattaglie), la costa
di maiale con i peperoni in agrodolce, le ottime salsicce
al finocchietto con le cime di rapa saltate, la cicoria
selvatica con cotenna di maiale o con fagioli.
In quasi tutti i paesi del Vallo è usanza cucinare la cuccía
il primo maggio, ad eccezione di Padula dove si prepara il 13 dicembre,
giorno di S. Lucia, come accade anche in diversi paesi della Calabria
e della Sicilia. Il nome viene dal greco kókkos, “granello”
e costituisce uno dei tanti lasciti della cultura greca. Si tratta di
una pietanza gustosa, consistente in grano ammollato
e cotto con vari legumi in acqua o
latte. In passato nel Vallo era abitudine cucinarla
insieme su un grosso falò, dopo aver raccolto gli ingredienti
nelle diverse case, e quindi distribuirla a tutto il paese come augurio
per un buon raccolto e (… accusí stà stagione nu
v’arrotano li muschiddi) come protezione dagli assalti dei moscerini.
Infine, tra le tipicità ormai riconosciute nel Diano
c’è il tipo di carciofo bianco di Pertosa,
tenero e gustoso, dal colore verde chiaro e dalla forma leggermente
allungata, che si coltiva esclusivamente nei comuni di Pertosa, Auletta,
Caggiano e Salvitelle.
Ultimamente, data la sua tipicità, si stanno ampliando le aree
di coltivazione, continuando tuttavia a garantire la genuinità
del prodotto, con l’utilizzazione di concimazione organica
ed evitando trattamenti fitosanitari. Per questo motivo è stato
inserito tra i presidi Slow Food.
Da alcuni anni a maggio si organizza a Pertosa una sagra in onore del
carciofo bianco con uno stand gastronomico e la degustazione
di piatti tipici.
Salvatore Medici
www.BuoniaTavola.it
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